Sociedade de jogos de Macau, controlla 16 dei 22 casinò attualmente in attività sulla penisola. Ma il «dottore», per restare a galla, ha dovuto ingaggiare una feroce battaglia con i concorrenti arrivati da Las Vegas.
Il temuto ritorno di Macao alla madrepatria, dove i casinò sono illegali, ha avuto conseguenze inaspettate. Convertiti al «capitalismo socialista», i dirigenti di Pechino hanno deciso di sfruttare al meglio l’innata passione dei cinesi per il gioco trasformando l’ormai obsoleta industria dell’azzardo in un’impresa globale aperta agli investitori stranieri.
La prima mossa è stata sbattere in galera «Dente rotto», al secolo Wan Kuok-koi, capo della potente Triade 14K, facendo piazza pulita della vecchia malavita organizzata, legata a doppio filo con Stanley Ho. La seconda, spezzare il monopolio del «dottore» concedendo licenze ai grandi gruppi internazionali.
La terza, aprire le frontiere della zona a statuto speciale consentendo il libero accesso agli oltre 100 milioni di cinesi di Hong Kong e della provincia del Guangdong. Risultato: 30 miliardi di dollari d’investimenti esteri in meno di cinque anni, 60 nuovi alberghi in costruzione, faraonici parchi a tema, strepitoso boom del turismo e del settore immobiliare, rilancio in grande stile della sonnolenta economia dell’ex colonia.
Il più veloce a saltare sul dragone è stato il re di Las Vegas Sheldon Adelson, figlio di un tassista lituano e di un’operaia tessile ucraina e undicesimo uomo più ricco d’America con un patrimonio di oltre 10 miliardi di dollari. In un solo anno ha recuperato i 265 milioni di dollari investiti nella costruzione del Macau Sands, 350 tavoli e 800 slot machine, che all’apertura nella primavera 2004 è stato preso d’assalto da una folla di 30 mila giocatori.
Il successo della fantasmagorica formula americana ha spinto Adelson a lanciarsi in un progetto ancora più ambizioso: 20 hotel-casinò che replicheranno la Strip di Las Vegas sul terreno recuperato dal mare tra le isolette di Taipa e Coloane, dove sta per essere ultimato un clone del mitico Venetian del Nevada, completo di gondole, Canal Grande, campanile di San Marco e albergo con 3 mila suite.
E il suo arcirivale, Steve Wynn, l’inventore del concetto Las Vegas-Disneyland per adulti, proprietario del Golden Nugget, del Bellagio e del Treasure Island, non è rimasto al palo.
In agosto ha inaugurato il lussuoso Wynn Resort, costato 700 milioni di dollari, e ha già dato il via a un megaprogetto da 1,2 miliardi per realizzare un complesso di 600 stanze con 200 tavoli verdi, 340 slot machine, una discoteca di 28 mila metri quadrati e sale vip per i clienti di riguardo (puntata minima richiesta: 1.500 dollari).
Altri agguerriti concorrenti americani e australiani si sono fatti avanti: Mgm Mirage, Galaxy Entertainment, Publishing & Broadcasting. Il «dottor Ho», nel frattempo, non si è perso d’animo. Il 70 per cento del mercato è ancora nelle sue mani.
L’antiquato e fumoso Lisboa, simbolo della Macao coloniale, continua a richiamare la consueta fauna di clienti cinesi, loschi strozzini, prostitute russe e thailandesi. Ma il core business è altrove. Nei 40 piani e nelle 800 sale del Grand Lisboa, di prossima apertura, costato 2 miliardi di «patacas» (250 milioni di dollari).
E nell’immane Fisherman’s Wharf, inaugurato in gennaio: 14 ettari di puro kitsch in stile Las Vegas, con tanto di Colosseo, templi tibetani, divinità greche, un vulcano alto 40 metri con eruzioni programmate, piscine per spettacoli nautici, 150 ristoranti e negozi. E l’immancabile casinò.
Ma neppure le Triadi restano a guardare, anche se la presenza di una nutrita guarnigione dell’esercito popolare le costringe a mantenere un basso profilo. Il futuro di Macao si decide proprio al tavolo della roulette. E il colossale giro d’affari delle sale da gioco autorizzate, delle bische clandestine, dell’usura e del boom immobiliare è un boccone troppo invitante per la malavita organizzata.
In agosto, nel campo di golf di Zhuai, la polizia ha trovato i cadaveri di Chao Yeuk-hong e di suo marito con la gola tagliata. Yeuk-hong, alias Sister Cat, era la direttrice delle sale vip al Lisboa, il vecchio casinò di Stanley Ho.